Destinazione Nicotera smart working

Smart (e South) working, la strada porta all’ibrido

Lo stravolgimento causato dalla pandemia ha imposto l’uso dello smart working, che in Italia stenta a decollare. Previste nuove forme contrattuali per i dipendenti pubblici e quelli privati. Intanto, i borghi spopolati delle aree interne del Mezzogiorno accolgono i south worker.

Tra lavoro in ufficio o da remoto, a vincere sarà la via di mezzo. E l’ibrido avrà la meglio. La fine dello stato d’emergenza al 31 marzo non è, però, coincisa con il ritorno alla normalità nel mondo del lavoro. Immaginata, in un primo momento, a partire dal prossimo 1° aprile. Il Governo ha, invece, spostato al prossimo 1° luglio il ritorno in sede. Fino al 30 giugno, quindi, i datori di lavoro potranno usufruire dello smart working, continuando a servirsi della procedura semplificata, introdotta nella fase emergenziale. Dopo questi due mesi, l’accesso allo smart working dovrà essere regolato da accordi individuali. Attraverso le recenti normative, che hanno aggiornano la legge 81/2017, dal 2022 l’organizzazione del lavoro apre comunque le porte a nuove forme contrattuali individuali, sia per i dipendenti del settore pubblico sia per il privato. Ma dai territori, soprattutto dal Sud, arrivano segnali attrattivi per nuovi lavoratori agili e south worker che, spostandosi, contribuiscono a rivitalizzare i borghi spopolati

Occhio ai numeri, prima e dopo la pandemia

A fotografare il cambiamento epocale è l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano. Dalla sua ricerca, a un anno dal primo lockdown (marzo 2021), emerge che gli smart worker in Italia sono 5,37 milioni, di cui 1,95 mln nelle grandi imprese, 830 mila nelle Pmi, 1,15 milioni nelle micro imprese e 1,44 milioni nella Pubblica amministrazione. Diversa, invece, è stata la realtà fotografata nel 2019, prima della pandemia. Da un’indagine Eurostat sui Paesi Ue, risulta che l’Italia ha utilizzato poco lo smart working. Rispetto alla totalità dei lavoratori nella fascia di età compresa tra i 15 e i 64 anni, la percentuale di smart worker era dell’1,1% per il lavoro dipendente, 3,6% per i lavoratori saltuari e 12,9% per i lavoratori autonomi, per un totale di 1,3 milioni. Livelli superiori sono stati raggiunti in Francia, Spagna e Germania, attestandosi rispettivamente al 4,7%, 2,5% e 3,2% per i lavoratori dipendenti, al 7,0%, 4,8% e 5,2% per i lavoratori saltuari e al 24,4%, 17,4% e 25,9% per i lavoratori autonomi.

Se calano i contagi, tra i dipendenti diminuiscono gli smart worker

Dopo il primo lockdown, il calo dei lavoratori agili è stato registrato in tutti i settori, in corrispondenza con l’altalena dei contagi e l’aumento dei vaccinati. Con lo sguardo rivolto ai numeri, da settembre scorso, il ricorso al lavoro da remoto ha registrato una progressiva riduzione, con 4,07 milioni di lavoratori in smart working, di cui 1,77miloni nelle grandi imprese, 630mila nelle PMI, 810mila nelle micro imprese e 860 mila nella pubblica amministrazione. In compenso, nel corso dei mesi, si è radicata un’idea nuova che si è perfezionata, nonostante il DPCM del 23 settembre 2021 che stabilisce il rientro dei lavoratori in presenza. In seguito all’acuirsi dei contagi di inizio anno, la successiva circolare Brunetta-Orlando ha infatti ristabilito il pieno uso della flessibilità, che ora viene prorogata al 30 giugno. L’obiettivo del Governo è quello di mantenere misure attive di contenimento, rispetto ad una pandemia ancora non totalmente sconfitta.

Tra i due litiganti, il terzo, l’ibrido, gode

Per l’Osservatorio Smart Working Pollini, la soluzione mista segnerà il passo. Si tratta, però, di una scelta che sarà adottata soprattutto nelle grandi imprese, dove si prospetta la possibilità di lavorare a distanza, in media, tre giorni a settimana per l’89% dei lavoratori. Mentre, nella Pubblica amministrazione, il dato indica un 62% dei dipendenti agili per due giorni a settimana.

Podcast - L'opinione di Luca De Biase

Tra pro e contro, dalla parte dei datori di lavoro

Per le grandi imprese le prestazioni dei dipendenti sono migliorate nel 59% dei casi, perché basate su obiettivi efficaci ed efficienti. Meno nella Pubblica amministrazione, che ha registrato un 30% di miglioramento. L’aspetto ritenuto più negativo è stata la scarsa comunicazione tra colleghi, peggiorata per il 55% nelle grandi imprese, il 44% nelle PMI e il 48% nelle PA.

L’impatto sui dipendenti

L’impatto generale è positivo per il 39% dei lavoratori. Si sente efficiente nello svolgimento delle proprie mansioni il 38%, mentre per il 32% è cresciuta la fiducia tra manager e collaboratori e il 31% apprezza il nuovo dialogo tra colleghi. Ma aumenta la percentuale degli smart worker che non si sente pienamente ingaggiato (legato all’azienda) che è passata dal 18% al 7%. Mentre il tecnostress (impatto negativo psicologico causato dall’uso delle tecnologie) ha interessato un lavoratore su quattro.

Infografica Smart Working

Spunta la legge nel pubblico: il decreto che detta orari e organizzazione

Per la Pubblica amministrazione, dal 2022 (quindi dall’1luglio prossimo) i dipendenti avranno la possibilità di lavorare a rotazione da casa e su richiesta, con una modifica dal carattere permanente. Bisognerà, però, gestire l’organizzazione degli uffici affinché siano garantiti i servizi al pubblico. Dovranno essere garantite le 11 ore di riposo, con il diritto alla disconnessione, tra i turni di lavoro e sarà possibile usufruire di permessi. A farne richiesta, potranno essere sia i lavoratori in part-time che in full-time, i tempi determinati che gli indeterminati.

Un protocollo per il settore privato, firmato con le parti sociali

Per il settore privato, le tutele saranno le stesse sia per chi lavora a casa che in ufficio, compresa la parità salariale. Quindi, obbligo di riposo di 11 ore tra una giornata lavorativa e l’altra, ma i lavoratori agili non potranno usufruire di straordinari. Per dare avvio al lavoro a distanza, non obbligatorio, bisognerà sottoscrivere un contratto in cui saranno specificate le mansioni.

Dal Sud al Nord, Cinedue in smart working anche prima della pandemia

Prospettive diverse, invece, per creativi e partite iva, che trovano nel modello da remoto una formula lavorativa più congeniale a garantire maggiori livelli di benessere. In molti, spesso, prendono decisioni radicali, come quella di ripopolare i borghi delle aree interne. In particolare al Sud. I calabresi Andrea Aragona, Rosario Panzitta e Matteo Aragona, ad esempio, hanno scelto di lavorare in smart working da Sud per multinazionali del Nord.

Cinedue

Un percorso iniziato 14 anni fa, quando hanno aperto il loro studio “Cinedue” per creare video, motion graphics e fotografia a Vibo Valentia. Il loro mercato di riferimento è oltre i confini regionali, Lombardia, Piemonte e Toscana, dove importanti aziende nazionali, li scelgono tra i più grandi studi di settore. «Noi dobbiamo fare il triplo del lavoro dei nostri competitor settentrionali – spiegano – ma riusciamo ad abbattere i costi e a sostenere le nostre creazioni grazie alla disponibilità di attrezzature all’avanguardia».

Passo dopo passo, sono diventati il punto di riferimento di Eni Versalis. Con il loro modello organizzativo hanno anticipato i tempi: «Costantemente collegati in smart, a 360 gradi interpretiamo il pensiero e le aspettative dei nostri clienti del Nord».

Per Svimez 60 mila south worker

I south worker rappresentano una piccola realtà, ma anche, in prospettiva, una interessante potenzialità. Secondo Svimez, il 9,82% dei giovani laureati che lavora in una regione del Centro-Nord (in tutto 960mila), è originario del Sud. Più della metà, sottolinea l’Associazione per lo Sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, svolge professioni che potrebbero essere organizzate da remoto, stimando un bacino di 58.920 persone.I calabresi Andrea Aragona, Rosario Panzitta e Matteo Aragona, ad esempio, hanno scelto di lavorare in smart working da Sud per multinazionali del Nord. Un percorso iniziato 14 anni fa, quando hanno aperto il loro studio “Cinedue” per creare video, motion graphics e fotografia a Vibo Valentia. Il loro mercato di riferimento è oltre i confini regionali, Lombardia, Piemonte e Toscana, dove importanti aziende nazionali, li scelgono tra i più grandi studi di settore. «Noi dobbiamo fare il triplo del lavoro dei nostri competitor settentrionali – spiegano – ma riusciamo ad abbattere i costi e a sostenere le nostre creazioni grazie alla disponibilità di attrezzature all’avanguardia». Passo dopo passo, sono diventati il punto di riferimento di Eni Versalis. Con il loro modello organizzativo hanno anticipato i tempi: «Costantemente collegati in smart, a 360 gradi interpretiamo il pensiero e le aspettative dei nostri clienti del Nord».

La nuova vita dei borghi

In provincia di Vibo Valentia, la scorsa estate, Alberto, esperto di comunicazione, Giovanni, progettista per il terzo settore, Francesca, traduttrice professionista, Edoardo, sviluppatore no code, e Piera, progettista, sono stati accolti dalla comunità locale. Seguendo ritmi più lenti, hanno potuto vivere e perdersi nelle vie del borgo, condividendo la quotidianità dei luoghi. Fanno parte dell’Associazione Italiana Nomadi Digitali accolti a Nicotera, in occasione del Festival dell’Ospitalità 2021. Qui hanno stabilito una residenza temporanea per un mese, che ha permesso loro di vivere e lavorare, a contatto con la natura e la gente del luogo. Arrivano dal Lazio, Piemonte, Spagna, Abruzzo, Canarie.

Nicotera, sviluppo del territorio e benessere delle comunità

Tutto nasce prima della pandemia. Quando, Francesco Biacca e altri suoi colleghi hanno deciso di ritornare in Calabria, in una sorta di emigrazione al contrario. Nel 2011 hanno creato Evermind, una società di benefit che destina parte dei propri proventi allo sviluppo del territorio. Di recente hanno lanciato il progetto Destinazione Nicotera, mettendo insieme una rete di professionisti che pone al centro un’idea di lavoro a “impatto benessere”, capace di creare forme di economia condivisa nei territori ospitanti. «Volevamo allontanarci dai ritmi iper-accelerati delle città per tornare a una dimensione più lenta, che ci potesse consentire di ritrovare il contatto con la natura e con le persone – racconta Francesco Biacca, founder di Evermind e del Festival – Così, con un team composto, principalmente, da professionisti e imprenditori di ritorno, abbiamo realizzato un sogno: ripopolare il nostro borgo con chi sceglie in relazione non più al luogo di lavoro ma alla propria idea di vita e felicità».

Destinazione Nicotera è il progetto di ospitalità territoriale diffusa locale in provincia di Vibo Valentia, che mette in contatto la comunità residente con quella temporanea di nuovi viaggiatori, in uno scambio permanente, responsabile, sostenibile ed equo.