ORTI ETICI

SOCIALITÀ E BENESSERE NELLE TERRE DI PISA

Sveglia alle 6. Un caffè al volo, il viaggio in bus e gli stivali affondano subito nella terra battuta dalle piogge, improvvise e sempre più frequenti. Nei campi di ‘Orti Etici’ a San Piero a Grado (Pisa), sotto timidi raggi del sole, le mani si muovono lente in un lavoro meticoloso di cura delle coltivazioni. I volti coperti dalle mascherine lasciano trasparire i segni del tempo e degli ostacoli della vita. Un percorso lungo e difficile quello dei giovani e meno giovani che hanno trovato in questo progetto di agricoltura sociale un punto di ripartenza.

Orti Etici nasce nel 2008 coinvolgendo fin da subito diverse realtà del territorio pisano che lavorano in sinergia con un obiettivo comune: promuovere l’integrazione sociale e lavorativa, ma anche formazione e ricerca, attraverso pratiche sostenibili di agricoltura sociale, in un’ottica di valorizzazione di tutte le risorse locali.

I partner del progetto, riuniti in un’associazione temporanea d’impresa (Ati), sono la cooperativa sociale Arnèra, la cooperativa sociale Ponteverde, il Centro di ricerche agro-ambientali E.Avanzi (Ciraa) dell’Università di Pisa – che ha messo a disposizione del progetto strutture e terreni – il Dipartimento di Scienze veterinarie, e l’azienda agricola BioColombini.

A farci strada è Massimo Solimano, il tutor del progetto, che ci racconta dei “suoi ragazzi”: «Gli utenti sono selezionati tra persone svantaggiate a bassa contrattualità che hanno avviato un percorso di recupero e di reinserimento sociale e lavorativo. Sono persone provenienti da diversi servizi sociali, quali il SerD (Servizio per le tossicodipendenze), la salute mentale, Uepe (regime alternativo di detenzione) e l’alta marginalità (migranti). Il progetto ha ottenuto anche un riconoscimento dalla Società della Salute che collabora attivamente con gli attori in campo». «In futuro – aggiunge Solimano – attiveremo un laboratorio per persone che beneficiano del reddito di cittadinanza volto alla formazione di nuovi piccoli imprenditori nell’ambito dell’agricoltura sociale». Questo perché Orti Etici è aperto a qualsiasi tipo di svantaggio, una caratteristica che lo contraddistingue da altri percorsi generalmente costruiti su una fascia particolare di utenza.

Da 10 anni Francesco si prende cura di Orti Etici e si autodefinisce un “veterano” del progetto. Per lui «non è un semplice lavoro», ma un percorso molto utile per uscire dal tunnel della dipendenza da stupefacenti e riuscire a sentirsi finalmente libero. «I punti di riferimento mancano quando non sono qui: mentre mi trovo a casa vorrei uscire e viceversa. Invece, in questo luogo il tempo passa con piacere; ormai anche i tecnici dell’Università di Pisa, che lavorano nel Centro Avanzi, mi conoscono, sono comprensivi e mi vogliono bene. Massimo, il nostro tutor, ci aiuta molto. Per esempio, quando mi chiudo nei miei pensieri mi chiede come sto e facciamo una passeggiata insieme. Quando può, mi regala vestiti nuovi, zaini, tutto ciò di cui posso aver bisogno. Si prende cura di noi».

Insieme a lui c’è Calogero. I loro percorsi sono simili: entrambi siciliani di origine, ma pisani d’adozione, entrambi con un trascorso difficile alle spalle. «Ho sofferto di diversi mali: dipendenza da alcool e stupefacenti. Sono arrivato ad un punto che mi sentivo molto male, non mi riconoscevo più… Stavo scomparendo. Approcciarmi a questo percorso di riabilitazione è stato molto complicato, ho mollato e ripreso svariate volte. Orti Etici per me è un impegno concreto che mi consente di allontanarmi da casa per mezza giornata. E per me vuole dire tanto. C’erano giorni in cui non riuscivo ad alzarmi da letto e lo facevo solo per bere un caffè e per fumare una sigaretta. Grazie al supporto dei dottori e a questo progetto, invece, sto bene».

Cibo civile 2.0

«Anna è stata una nostra utente – racconta l’ideatore di Orti Etici e direttore del Dipartimento di Scienze Veterinarie, Francesco Paolo Di Iacovo -. Fino a quel momento aveva vissuto una vita difficile, era stata vittima di violenza. Un giorno decidemmo di consegnare ai nostri utenti delle macchinette fotografiche usa e getta per immortalare dei momenti rappresentativi dell’esperienza vissuta ad Orti Etici. Anna scelse due foto identiche di un vigneto. Perché? Il suo tutor mi spiegò che per la prima volta aveva ottenuto un riconoscimento concreto per il valore del suo lavoro certosino proprio in quel vigneto. Era stata trattata come una persona e si era autodeterminata riacquistando la dignità perduta. Questo è Orti Etici».

Ad oggi sono passate da questo progetto oltre 70 persone «di queste circa la metà ha trovato un’occupazione al centro Avanzi, alcune sono state assunte dall’azienda BioColombini mentre altre hanno aperto la propria attività o hanno trovato lavoro in settori alternativi a quello agricolo», dichiara il docente Francesco Paolo Di Iacovo.

Ma ciò che conta non è tanto il risultato finale, quanto il percorso di crescita intrapreso dagli utenti lavorando a contatto con la natura. «Lavorare in un’azienda agricola è particolarmente efficace per chi si confronta con diverse forme di disagio – afferma Di Iacovo – Il rapporto con le piante e con gli animali, all’interno di processi produttivi dal punto di vista professionale ed economico, permette a persone in difficoltà di operare e mettersi alla prova senza esporsi al giudizio diretto delle persone e di progredire nella percezione della propria autostima». Si creano così dei valori forti e una comunità a cui fare riferimento. «Ogni chilogrammo di “cibo civile” prodotto all’interno del progetto rappresenta sei minuti di lavoro inclusivo per persone a bassa contrattualità e offre un luogo sicuro dove potersi sentire accettati per come si è e non per come dovremmo essere», evidenzia Di Iacovo.

Orti etici infografica

«Un’attenzione particolare va anche al territorio in cui operiamo. I prodotti che realizziamo sono freschi, biologici e a km zero. La nostra è un’economia sostenibile e circolare: i prodotti vengono venduti nello spaccio del Centro Avanzi ai dipendenti dell’Università di Pisa e recentemente una parte è stata donata alla Caritas di Pisa per sostenere le famiglie colpite dalla crisi sanitaria. Il progetto continua a basarsi su una rete forte di attori locali che forniscono risorse con applicazioni nutrizionali, ambientali, ma anche sociali».

I prossimi passi? «Putroppo stiamo vivendo una fase difficile, a causa dell’inasprimento della pandemia, ma il nostro obiettivo è quello di gettare le basi per dare nuova linfa al progetto in modo da creare opportunità più estese per i cittadini e per il territorio in un’ottica di innovazione sociale e di transizione sostenibile propria di questo determinato momento storico».

Verso un futuro sostenibile

Orti Etici rientra a pieno titolo nei goals dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile sottoscritta dai governi dei 193 Paesi membri delle Nazioni Unite e approvata dall’Assemblea Generale dell’Onu. L’Agenda è costituita da 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile – Sustainable Development Goals, SDGs – inquadrati all’interno di un programma d’azione più vasto costituito da 169 target o traguardi, ad essi associati, da raggiungere in ambito ambientale, economico, sociale e istituzionale entro il 2030.

Orti etici infografica

I 17 target di riferimento scelti dall’Onu spaziano dalla lotta alla fame alla conservazione della fauna e flora del nostro pianeta. I pilastri sono le cosiddette cinque “P”: persone, pianeta, pace, prosperità e partnership.

Orti Etici dialoga principalmente con 3 di questi punti: la creazione di lavoro dignitoso in accordo con una prospettiva di crescita economica sostenibile, la riduzione delle disuguaglianze, e un’economia di produzione e consumo responsabile.

Gli effetti devastanti della pandemia hanno generato diversi ostacoli che il nostro Paese è chiamato a superare per riprendere il cammino verso la realizzazione degli obiettivi indicati dall’Agenda 2030 (Fonte Asvis). È qui che entra in gioco il ruolo primario degli attori locali (cittadini, associazioni, imprese e istituzioni) nella creazione di un welfare comunitario fondato sulla lotta alla povertà e alla marginalità attraverso la promozione di politiche inclusive, attente alle fasce più fragili, con un’attenzione particolare anche all’ambiente. Questi sono gli elementi fondamentali per realizzare un vero e proprio cambio di rotta inteso a migliorare le condizioni di vita delle persone in un’ottica di tutela dei territori.