Eolo digitalizzazione piccoli comuni

EOLO: IL VENTO DELLA DIGITALIZZAZIONE SOFFIA SUI PICCOLI COMUNI ITALIANI

di Edoardo Pastorino

Sono passati circa due anni da quando il mondo ha iniziato ad affrontare la più grande sfida della storia recente, la pandemia da Covid-19. Due anni che sembrano essere durati un’eternità, in cui le soluzioni per fronteggiare il virus hanno dovuto, spesso, scontrarsi con problematiche già presenti e ben radicate nella società.

In molti casi, tuttavia, per far fronte alla crisi, è stato possibile notare una presa di coscienza collettiva di questi problemi, che ha portato a una reazione di istituzioni e aziende al fine di porre rimedi concreti e rimuovere gli ostacoli che esistevano sul percorso.

Uno su tutti fra i problemi che sono emersi, e su cui è iniziata una dura lotta, è quello che è stato messo in luce dal ricorso allo smart working e alla didattica a distanza, il dilemma del gap digitale che affligge l’Italia.

Digitalizzazione inclusiva

La storia del piccolo Giulio ascoltata nel podcast, esemplifica una realtà che in Italia è molto diffusa e che rischia di essere un freno importante per la crescita di tutto il Paese.
Con Digital Speed Divide si identifica il divario esistente tra chi ha accesso effettivo alle tecnologie dell’informazione (in particolare personal computer e Internet) e chi ne è escluso, in modo parziale o totale. La pandemia, avendo accelerato la digitalizzazione in molte e differenti forme, ha evidenziato crudamente quanto fosse radicato questo problema nel nostro sistema Paese. Basti pesare che i dati Istat parlano di oltre 600 mila studenti che, proprio a causa di un limitato accesso alle tecnologie, non hanno potuto seguire adeguatamente la didattica a distanza, oppure ai dati del Ministero dello Sviluppo Economico, che raccontano che il 15% delle Piccole e Medie Imprese che compongono il tessuto economico italiano rischiano di essere estromesse dal mercato, proprio a causa dell’avanzare delle nuove tecnologie a cui continuano ad avere un accesso troppo limitato.

Alla luce di questo è evidente come i progetti per la digitalizzazione del Paese presenti nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza possano trovare una concreta applicazione solo se sapranno coinvolgere tutti i territori in maniera inclusiva. Garantire un accesso democratico a tecnologie e digitalizzazione è una missione di sostenibilità sociale, in linea con l’agenda ONU 2030. In particolare con il punto 8, che evidenzia la necessità di promuovere una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, la piena occupazione e il lavoro dignitoso per tutti, il punto 9, che parla di costruire un’infrastruttura resiliente, promuovere l’industrializzazione inclusiva e sostenibile e sostenere l’innovazione, e il punto 10, che riporta l’importanza di ridurre le disuguaglianze all’interno dei e fra i Paesi.

La riflessione su come farlo, ovviamente, anche in Italia sta già prendendo forma ed esistono alcuni esempi di tecnologie esistenti che è possibile adottare e realtà aziendali impegnate nel diffonderle. C’è quindi una storia in particolare che vale la pena analizzare e approfondire. La storia di una delle aziende che per prima in Italia si è mossa in questa direzione. La storia della stessa azienda che ha risolto il problema del piccolo Giulio. La storia di EOLO.

La storia di Eolo

È il 1994 e un giovane ragazzo della provincia Varese, da sempre appassionato di tecnologia, sta facendo un viaggio negli Stati Uniti. È qui che Luca Spada, allora ventenne, osserva e studia i primi internet provider della storia dell’umanità. È nella terra delle promesse che viene gettato il seme di quella che cinque anni dopo, nel 1999, diventa NGI SpA, società attiva nel gaming e digital entertainment on-line e innovativo Internet Service Provider specializzato in connettività ad alte prestazioni. Bisogna aspettare ancora qualche anno, ma, nel 2007, attraverso NGI, Luca Spada lancia EOLO, la rete Wireless per l’accesso a Internet a banda larga, nata per portare l’accesso alla rete nelle zone in Italia affette da Digital Divide. Arriva così aprile 2016, quando NGI cambia ragione sociale in EOLO SpA, di cui oggi Luca Spada è CEO.

EOLO nasce con la mission dichiarata di “portare internet dove gli altri non arrivano” cioè le zone di montagna, quelle periferiche e tutti i piccoli comuni sotto i 5 mila abitanti. Tutte aree che per il ridotto numero di abitanti o per le peculiarità orografiche del loro territorio non sono raggiunte dai grandi operatori nazionali. Nel modo in cui EOLO si propone di rispondere alle necessità di Banda Ultra Larga di questi territori risiede la distinzione dagli altri operatori. La peculiarità della sua tecnologia è infatti quella di fornire internet tramite FWA, Fixed Wireless Access. Semplificando, internet attraverso onde radio. L’idea è infatti quella di portare internet attraverso una rete di ripetitori (Base Transceiver Station – “BTS”), che trasmettono la connessione Internet senza fili, dalla rete agli utenti finali. Oggi EOLO è la rete wireless fissa per l’accesso a Internet a banda ultra larga più estesa in Italia ed è presente a livello nazionale con copertura in oltre 6.700 comuni grazie ad una rete di oltre 3.400 BTS e più di 13.000km di dorsali in fibra ottica. In questo modo l’azienda fondata da Luca Spada, offre oggi servizio a più di 1.2 milioni di persone e a circa 75.000 enti tra imprese, pubbliche amministrazioni e professionisti.

Eolo digitalizzazione piccoli comuni

Esempio di Base Transceiver Station (BTS)

Perché questa tecnologia è importante oggi?

Perché con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sono stati stanziati importanti fondi per colmare il gap digitale e raggiungere con la banda ultra larga tutto il Paese.

Tuttavia questi fondi sono legati ad un raggiungimento dell’obbiettivo, fissato per il 2026. 

Proprio per la rigidità di queste tempistiche, bisogna prendere atto che la fibra ottica non è uno strumento sufficiente a realizzare la digitalizzazione dell’intero Paese. 

Risulta quindi fondamentale puntare sulle diverse tecnologie per il raggiungimento degli obiettivi, e il Fixed Wireless Access, portato attraverso le BTS, ha il vantaggio di richiedere investimenti infrastrutturali più contenuti e meno invasivi. Proprio per questo è la risposta ideale per la digitalizzazione anche delle aree più difficili da raggiungere del Paese nei tempi prestabiliti. La neutralità tecnologica (ribadita anche dal Governo Draghi, ovvero il principio per cui si devono valutare tutte le diverse tecnolgie che possono concorrere al raggiungimento degli obiettivi) è un tema quindi assolutamente centrale per riuscire a utilizzare nella maniera più opportuna i fondi previsti dal piano Italia a 1 Giga, 3.8 miliardi di euro, ed evitare barriere alla competitività che risulterebbero dannose per il Paese.

La sostenibilità

Fin dalla sua nascita, EOLO ha avuto una missione inclusiva e l’obiettivo di generare un impatto positivo sui territori in cui opera. La mission di portare internet dove gli altri non arrivano, abilitando i territori svantaggiati del Paese perché difficili da raggiungere o perché a scarsa densità di popolazione ha segnato fin da subito il percorso dell’azienda, in linea con gli obiettivi dell’agenda ONU 2030. Proprio per spiegare questo impegno nel dettaglio, EOLO ha realizzato un video esplicativo:

Sul fronte ambientale la sede di EOLO è attrezzata per effettuare la raccolta differenziata e l’energia elettrica che la alimenta proviene al 100% da fonti rinnovabili. Anche i router di EOLO sono composti interamente da materiali riciclabili. La sostenibilità viene tuttavia declinata da EOLO non solo nel suo significato ambientale, ma nel senso più ampio di sostenibilità sociale ed economica. L’azienda infatti è impegnata internamente verso i propri dipendenti per promuovere un ambiente di lavoro sano, dove vita e lavoro trovino il giusto bilanciamento e i dipendenti siano soddisfatti del loro ruolo. A tal proposito EOLO ha erogato più di 1.200 ore di formazione su attività anche extra lavoro che interessassero i dipendenti, ha formato il 100% del personale circa il codice etico dell’azienda e ha distribuito più del 20% dei profitti come bonus.
Ma è presso le comunità locali in cui opera che l’approccio verso la sostenibilità di EOLO diventa evidente al grande pubblico e si manifesta con maggiore forza. Fra i vari progetti che l’azienda ha portato avanti, uno di quelli che senza dubbio merita di essere menzionato è EOLO Missione Comune.

EOLO, tuttavia, si distingue da molte altre realtà per il suo approccio sistemico al tema della sostenibilità. Ovvero, essa non è relegata a semplici attività singole, ma è una vera a propria leva strategica di competitività che pervade tutte le funzioni aziendali e i Sustainable Development Goals dell’Onu, guidano molti aspetti dell’operato dell’azienda, coinvolgendo gli stakeholder interni ed esterni a più livelli: Governance, Persone, Comunità, Ambiente e Clienti.
Proprio per confermare la concretezza di questo impegno e renderlo immutabile a prescindere da chi detiene la maggioranza dell’azienda, EOLO ad aprile 2021 ha cambiato il proprio status giuridico, diventando Società Benefit. Questa forma giuridica, introdotta in Italia nel 2016, identifica le aziende che, oltre al profitto, perseguono specifiche finalità di beneficio comune. EOLO include quindi formalmente gli stakeholder nel proprio business model e si dota di obiettivi di sostenibilità concreti e misurabili, inseriti nell’oggetto sociale.
In qualità di Società Benefit, EOLO persegue e perseguirà anche in futuro alcune specifiche finalità di beneficio comune e impatto positivo verso la società e l’ambiente:

Eolo Infografica
Eolo Infografica

“Il passaggio statutario a Società Benefit è l’evoluzione naturale del nostro impegno, la formalizzazione di quanto, giornalmente, facciamo sul territorio e di quanto ancora possiamo fare a supporto di una Italia sempre più digitale e inclusiva, che garantisca il diritto alla connessione a tutti, a prescindere dalle caratteristiche orografiche del territorio dove sono nati” afferma Luca Spada, CEO e Founder di EOLO